|
|
|
 |
 |
 |
| |
IL BORGO ANTICO
|
|
|
|
Il borgo antico sorge in pittoresca posizione su un
erto colle, circondato dal verde della valle del
Bradano. Del suo passato ricco di storia ne è
testimonianza l’architettura del borgo, risalente al
Medioevo. Si tratta, infatti, di un centro medievale
strategico che ha visto la presenza di insediamenti
longobardi, bizantini e normanno-svevi. Di grande
suggestione sono le antiche mura di cinta che
abbracciano il borgo e si innalzano nelle sue
torri di guardia, i numerosi archi che intrecciano i
suoi vicoli, le sue silenziose piazzette e i palazzi
gentilizi con il caratteristico prospetto a bugnato
fiorentino e a punta di diamante. |
|
 |
|
|
Cattedrale lungo le mura |
|
Le due antiche porte sono Porta maggiore o di S.
Eufemia e Porta Lenazza, detta Arenacea, entrambe in
buono stato di conservazione.
La Porticella, la parte più antica della città,
mostra piazze, vicoli, corti, larghi e residenze
delle importanti famiglie. Attraversando la
cinquecentesca Porta S. Eufemia si giunge in piazza
Garibaldi ove si può |
|

Portale Palazzo Ducale |
|
ammirare il Palazzo Ducale, che
comprende un tratto delle antiche mura e la
cui costruzione è da attribuire ai Grimaldi
nella seconda metà del Seicento. In
Via Roma si riconoscono con la facciata
dalle caratteristiche bugne il seicentesco
Palazzo Janora e il Palazzo
d’Amato-Cantorio, del XV secolo. Poco
distante si trovano la Torre dell’orologio e
la Cattedrale dedicata a Santa Maria
Assunta. Quest’ultima è senza dubbio, per
l’originalità architettonica ed il valore
delle opere conservate, uno dei monumenti
più importanti della Regione. Secondo una
consolidata tradizione fu Giovani principe
di Salerno nel 988 a ricostruire la
Cattedrale distrutta da un incendio insieme
alla città. L’esistenza della cattedrale è
attestata in una bolla di Callisto III del
1123. Dopo il saccheggio del 1133 fu
nuovamente ricostruita e ampliata: era in
stile gotico e a tre navate con un portale
d’ingresso sormontato da un rosone finemente
lavorato. Nel 1777 sul posto dove sorgeva la
vecchia cattedrale iniziò, ad opera di
monsignor De Simone, la costruzione della
nuova che si protrasse fino al 1802, anno in
cui fu consacrata dal vescovo Lupoli.
Dell’antica cattedrale gotica si conserva
ancora la parte superiore del campanile con
le sue bifore, mentre di quella ancor più
antica in stile romanico resta la parte
inferiore del campanile. Qualche elemento
scultoreo dell’antico edificio è inoltre
conservato nella cripta. La nuova chiesa
presenta una facciata in stile barocco con
tre portali. L’interno è a tre navate: nella
prima cappella destra è custodito il Fonte
battesimale in marmo rosso, con vasca
finemente cesellata da motivi
cinquecenteschi e con un basamento decorato
da putti tra foglie d’acanto, del XV secolo.
Nella cappella a destra dell’altare
maggiore, riccamente decorata con marmi
policromi ad intarsio, così come la
balaustra, è collocata la scultura in pietra
dipinta di Sant’Eufemia, patrona della
città, di recente attribuita ad Andrea
Mantegna. La nicchia che custodisce la
statua è fiancheggiata da due angeli con
cornucopia e con decorazioni marmoree. Il
reliquario di S. Eufemia evidenzia alla base
i caratteri del gotico angioino con i obi
alternativamente acuti e convessi, decorato
con un’iscrizione e da fitti ramages a
bulino. Nella prima cappella a sinistra
spicca la Madonna col Bambino, in pietra,
anch’essa recentemente attribuita ad Andrea
Mantegna. Sull’altare del transetto sinistro
c’è l’Ecce Homo d’autore napoletano, del
XVII secolo. Dietro il fastoso altare
maggiore (del 1721) è custodito il coro
ligneo sormontato da un organo dorato a
canne (1815). Interessante è il
settecentesco pulpito ligneo scolpito, retto
da un’aquila. La chiesa conserva dipinti su
tela del Settecento, di scuola napoletana:
Immacolata tra i santi Domenico,(s)
Francesco, Antonio e Chiara, di Francesco
Celebrano (1729-1814), Assunta della
cerchia, di P. Sarnelli, Madonna in Gloria
con i santi Giovanni e Lorenzo e Chiara,
Visitazione, Sacra Famiglia con i santi Anna
e Gioacchino, Sposalizio di S. Caterina, di
Andrea Miglionico (1663-1710). Da notare la
Crocifissione, di Domenico Polino. E’ questa
una composizione altamente drammatica: le
figure del Cristo, della Vergine e delle
sante esprimono un sentimento di dolore
intenso ma rassegnato, rivelatore della
morte. In una cappella della navata sinistra
si venera un’antica statua di stile greco
bizantino che attesta la presenza di una
comunità di monaci basiliani fuori le mura.
La piccola statua è intitolata alla Madonna
della Provvidenza. Accanto al Duomo c’è la
Cappella dell’Addolorata del Settecento, che
conserva un meraviglioso trittico di
sculture in legno del Settecento: Madonna
tra San Michele e San Giovanni Battista con
le statue laterali di San Pietro e San
Paolo. Addentrandosi nel centro storico, per
vicoli e piazzette si possono visitare i
caratteristici jusi, cantine o abitazioni
interrate, e ammirare antiche chiesette come
la chiesa di San Nicola in largo dei Greci,
risalente al XIII sec., la chiesa di San
Andrea del XVI sec. e la chiesa
dell’Annunziata fondata nel 1424. In piazza
San Francesco, invece, è ubicata la Chiesa
del Convento di San Francesco del XIII
secolo, ristrutturata nel XVI ed ancora nel
1717 con rifacimenti barocchi. Secondo la
tradizione la chiesa in origine era una
castello di Federico II donato dallo
stesso a San Francesco nel 1228. Il castello
federiciano sarebbe stato a sua volta
costruito sui resti di un antico castello
normanno del XII sec. Della costruzione
originaria conserva nel portale d’ingresso
due colonnine in pietra rossa e, nella
volta, elementi d’architettura ogivale. A
destra dell’ingresso in una nicchia si nota
la scultura lignea del XX secolo
rappresentante la Madonna Incoronata sopra
un albero. Durante un recente restauro sono
venuti alla luce due affreschi del 1540: la
Madre di Dio con S. Leonardo, S. Nicola da
Bari e la Madonna con S. Nicola di Bari, S.
Rocco su una cattedrale in fiamme, Santa
Caterina e forse Santa Tecla. In alcune
nicchie della chiesa sono allocate una
statua di San Vito e un Crocefisso. La
statua di San Vito è una scultura policroma
e intagliata nel legno di un ignoto scultore
della fine del XVII o inizi XVIII secolo. Il
santo è rappresentato come un giovine
vestito da centurione, sorridente, con
lunghi capelli neri. Con la mano sinistra
regge la croce, mentre con la destra
mantiene a guinzaglio due cani. Il culto di
San Vito è molto antico nella Chiesa: nel
medioevo era invocato in diverse malattie
come la rabbia e la corea, malattia del
sistema nervoso caratterizzata da
contrazioni muscolari e movimenti
involontari, detta popolarmente "ballo di
San Vito"; oltre ad essere venerato da varie
classi sociali, come gli attori e i
ballerini. La statua è un'opera
particolarmente dinamica, dà quasi una
sensazione di movimento, per l'ondeggiare
delle vesti e la ricchezza delle pieghe.
Dinamismo e movimento sono tipiche
caratteristiche della Scuola scultorea
napoletana del '600-'700 da cui l'ignoto
autore è stato sicuramente influenzato. In
legno intagliato e policromo è anche il
Crocefisso, realizzato da un ignoto artista
locale del XVII secolo. Il Cristo inchiodato
sulla croce, con gli occhi socchiusi e il
capo reclinato sulla spalla, pallido e
sofferente, con il corpo scarno e ferito, è
in tutta la sua drammaticità una figura
piena di realismo e umanità. Una tale figura
si confà proprio ai canoni della
predicazione francescana che voleva una
rappresentazione del Cristo molto più vicina
ai fedeli, in cui fosse accentuata non tanto
la natura divina del Cristo (come accadeva
nelle croci romaniche in cui il Cristo era
rappresentato vivo a simboleggiare la sua
vittoria sulla morte) quanto quella di
persona umana, con i segni del martirio e
della sofferenza, e quindi della morte.
Nell’ala sinistra della chiesa si nota un
dipinto di Sant’Antonio (XVI-XV sec.),
racchiuso in una cornice ovale a stucco.
Sotto l’abside si trova la cripta, ricavata
nel ‘200 all’interno di una torre
quadrangolare del castello normanno.
Oratorio francescano fin dal ‘300 fu in
seguito scelta dai Del Balzo come cappella
gentilizia. La cappella ipogea conserva
affreschi, dipinti tra il 1370 e 1373,
che denotano molteplici influssi, dalla
scuola fiorentina alla senese e alla pisana,
dalla napoletana alla romana,
armonicamente fusi con richiami oltremontani
e irlandesi, rappresentando così un saggio
di tutte le correnti pittoriche nazionali e
internazionali che interessarono la Napoli
del XIV secolo. Raffigurano il Redentore con
angeli e i simboli degli Evangelisti, il
Creatore, i Padri della Chiesa, i Profeti,
l’Annunciazione, la Crocifissione, la
Resurrezione, dipinti dei santi Antonio,
Agata e Caterina da Siena, la Dormitio
Virginis e l’Incoronazione di Maria. In
quest’opera , il Cristo, sul cui capo è
posata una candida colomba simboleggiante lo
Spirito Santo, è raffigurato nell’atto di
posare la corona d’oro sul capo della
Vergine. Sette angeli ricciuti e musicanti
sono disposti in piede ai lati della
composizione, ritratti con vivo plasticismo
e realismo nelle vesti e nei visi paffuti,
mentre altri due |
|
|
|
|

Bifora campanile Cattedrale |
|
|
|
|
|

Madonna col Bambino |
|
|
|
|
|

Madonna della Provvidenza |
|
|
|
|
|

Crocif. Chiesa S. Francesco |
|
|
|
|
|

Dipinto Sant'Antonio |
|
|
|
|
|

Chiesa S. Maria della Pietà |
|
|
in abiti fiammeggianti, genuflessi ai piedi
di Cristo e della Vergine, recano due cesti
pieni di rose bianche. Una soave armonia e
un intenso misticismo permea tutta la scena.
Nella Crocifissione, invece, il Cristo è
raffigurato su una croce lignea semplice e
lineare, con il capo reclino sul petto il
volto sofferente, ed il corpo curvo, ben
definito nelle costole, petto e addome.
Antistante alla chiesa di San Francesco si
nota una statua bronzea dedicata al Santo,
realizzata nel 1990 dallo scultore
Nardiello. Accanto alla chiesa, nei locali
dell’ex convento francescano, opera il
centro polifunzionale “Arenacea” dedito alla
valorizzazione del patrimonio storico
artistico del territorio e presso cui sarà
aperto il Museo archeologico Janora
(attualmente al Museo Ridola di Matera), che
vanta una preziosissima raccolta di reperti
archeologici (vasi, monete magnogreche,
romane e medioevali, armi, costumi e
suppellettili del ‘700 e ‘800, oltre a
reperti preistorici). Lungo via Ospedale si
possono ammirare i resti di un arco
normanno-svevo e due caratteristici
mascheroni propiziatori ancora ben
conservati. Su via Roma invece è sita la
piccola Chiesa del Purgatorio, del XVII
secolo. All’interno conserva, sulla parete
destra i dipinti su tela: San Pasquale
Baylon di Francesco Polino, San Michele e
Angeli ribelli di Andrea Miglionico,
Deposizione di ignoto pittore e sulla parete
sinistra la Madonna del Carmine di Andrea
Miglionico, dipinta nel XVII secolo. Sulla
parete sinistra del presbiterio, si trova
l’Annunciazione di Pietro Antonio Ferro di
Tricarico, datata 1622 e probabilmente
desunta da una stampa fiamminga; a destra
del presbiterio le Nozze di Cana di pittore
seguace del Caravaggio, del XVII secolo. Di
buona fattura sono l’altare in marmo
policromo, con bassorilievo della Madonna
del Carmine e le anime del Purgatorio,
l’organo e la cantoria d’ignoto intagliatore
napoletano. Nel Palazzo Romano, in Largo San
Martino, sarà insediata la Biblioteca
(intitolata al notaio Fedele Romano) che
custodirà fra l’altro una tela ad olio del
Denora, del XVIII secolo. La cinquecentesca
Chiesa di Sant’Agostino mostra sulla parete
destra il dipinto ad olio su tela: le Nozze
di Cana, attribuito ad Andrea Miglionico.
Accanto alla chiesa si nota il chiostro del
ex convento agostiniano restaurato di
recente. Fuori dalle mura del paese in
aperta campagna si trova la Chiesa di Santa
Maria della Pietà eretta verso la fine del
1500. Nei tempi passati è stata meta di
continui pellegrinaggi: oltre all’altare
maggiore dedicato alla Madonna della Pietà
ve ne erano altri due con le statue di San
Michele e San Sebastiano. Attualmente è
oggetto di restauro. Poco distante si
trovano i resti di un’antica chiesetta,
detta di Santa Maria di Juso. Questa sorge
sul posto dove in tempi remoti si trovava
l’abbazia di Santa Maria Nuova o di Juso
edificata extra moenia dai monaci basiliani
giunti insieme agli incursori Bizantini.
Questi, nell’impossibilità di
praticare il rito greco all’interno della
città, in quanto nella Cattedrale si seguiva
il culto latino, stabiliscono nella neo
istituita Chiesa la propria comunità
religiosa. Nel 1133, il normanno Ruggero II
dona Santa Maria Nuova all’Abbazia
benedettina di Casa Dei in Francia,
riducendola a semplice priorato retto da
francesi.
|
| |
|
|
|
|
|
 |
 |
 |
|