| Sito in modalità grafica | Sito accessibile | Sito ipovedenti |
|
|
|
COMUNE DI IRSINA |
|
|
| I SITI CASADEIANI |
| Si definiscono "siti casadeiani" le località sede di edifici religiosi (abbazie, priorati, semplici chiese) e relative pertinenze che nel medioevo furono in rapporto di dipendenza con l'abbazia francese della Chaise-Dieu (Alvernia) |
| PRIORATO DI SANTA MARIA DI JUSO MONTEPELOSO (IRSINA) |
|
Montepeloso,
che dal 1895 ha assunto il nome di Irsina, con riferimento ad un
antico insediamento di epoca romana, fu la più lontana delle
dipendenze casadeiane. È posta nel cuore della Basilicata, in provincia di Matera, a 550 metri di altitudine, in sito protetto e munito alla sommità di un rilievo, quasi una fortezza naturale. La località fu colonizzata in origine da genti magnogreche dell’area metapontina, come attestano numerosi rinvenimenti archeologici. Dopo il periodo romano, subì la dominazione bizantina, longobarda e normanna. Nel 988 la cittadina fu devastata dai Saraceni. Ricostruita, nel 1133 fu nuovamente distrutta dalle milizie di Ruggero II il Normanno e gli abitanti furono trucidati in massa per l’adesione data alla rivolta dei baroni pugliesi. Rimasero in piedi, benché danneggiati, solo gli edifici religiosi: la Chiesa Madre, sede fin dai primi secoli del Cristianesimo di un vescovato, riedificata dopo i danni subiti al tempo dell’incursione saracena col titolo di Santa Maria Assunta prope moenia, nel sito dell’attuale cattedrale di Irsina; e la Chiesa di Santa Maria Nuova, detta anche di Juso, eretta extra moenia, inizialmente di rito greco e officiata da monaci brasiliani, trasformata in chiesa latina dai Normanni nel 1046, successivamente priorato dell’abbazia di San Lorenzo di Aversa e infine, dal 1093, abbazia benedettina autonoma ed indipendente. Fu lo stesso Ruggero II, sempre nel 1133, a donare la chiesa e il monastero di Santa Maria di Juso, privato dei suoi monaci, uccisi col resto della popolazione, all’abbazia francese della Chaise-Dieu, che ne fece la sede di un priorato. La scelta dei casadeiani fatta da Ruggero II è spiegata dai suoi legami di parentela: una sorella, Matilde, aveva sposato Raimondo di Saint-Gilles conte di Tolosa e una seconda, Emma, Guglielmo V conte di Alvernia, entrambi amici e protettori del monastero alverniate. Installatisi a Montepeloso, i monaci francesi ne restaurarono le chiese e s’impegnarono attivamente nella risistemazione del territorio; rimboschirono, piantarono frutteti e riattivarono le coltivazioni agricole, lottando contro l’erosione dei terreni e allo stesso tempo irrigandoli a mezzo di canali e canaletti che servono allo scopo ancor oggi, a distanza di secoli. Ma, nonostante la provvida utilità dei loro interventi, non riuscirono mai a stabilire relazioni amichevoli con gli abitanti. Già prima dei drammatici avvenimenti del 1133 e del loro arrivo a Montepeloso, tra il clero secolare raccolto intorno al vescovo e la comunità benedettina di Santa Maria di Juso, che andava crescendo in ricchezza e potere con l'acquisizione di numerose dipendenze, si era aperto un contrasto, che alla fine aveva coinvolto anche 1a popolazione. Il malcontento di preti e popolo verso i monaci dell'abbazia fuori le mura si era acuito dopo la soppressione della diocesi di Montepeloso, avvenuta sotto il pontificato di Callisto II (1119-1124). Quel pontefice aveva in seguito accolto le suppliche dei montepelosini di restituire alla loro Chiesa Madre la dignità vescovile e nel 1123 aveva ripristinato la diocesi, ma volendo al tempo stesso salvaguardare il prestigio e l'utilità della chiesa abbaziale di Santa Maria di Juso, aveva stabilito che all'ufficio di vescovo fosse chiamato per elezione paritaria, cioè con voti uguali dei preti e dei monaci, uno di questi ultimi, che fosse a capo delle due chiese, riunendo nella sua persona la duplice dignità di abate e di vescovo. Questa soluzione, accolta favorevolmente dalle due parti in causa e dalla stessa popolazione, aveva posto termine ai contrasti. Essi, però, si riaccesero più vivi che mai dopo la donazione di Ruggero II, che al priorato casadeiano di Santa Maria Nuova concesse anche la chiesa di Santa Maria Vecchia, cioè la Cattedrale, con tutti i suoi possessi e le dipendenze, prima fra tutte per importanza la chiesa di Irsi, sei chilometri a sud di Montepeloso, che ebbe il titolo di San Giuliano di Montepeloso e dove i Casadeiani aprirono un convento in tutto uguale a quello di Santa Maria Nuova e retto dal medesimo priore. La conferma papale dei termini integrali della donazione equivalse in pratica ad una nuova soppressione della diocesi montepelosina. Essa fu in seguito ripristinata da papa Innocenzo III (1198-1216), ma ancora una volta soppressa dal suo successore, Onorio III (1216-1227), che riconfermò all'abate della Chaise-Dieu il possesso di tutte le chiese donategli, compresa quella di Santa Marta Vecchia, secondo la concessione di Ruggero II re di Sicilia, col risultato di rinfocolare l'astio contro i monaci del priorato francese dei montepelosini e soprattutto dei loro preti, ai quali riusciva intollerabile l'autorità esercitata dalle cocolle sulla loro chiesa, dove per secoli avevano dominato la mitra e il pastorale. La popolazione, che nel ricordo di tempi più gloriosi per la loro comunità ecclesiale continuava a rivendicare il vescovato, ebbe l'appoggio dei signori vicini, gelosi del potere dei priori. Nella seconda metà del secolo XIV l'acredine rancorosa nei loro confronti dei civili, aizzati da Francesco De' Bagli, titolare del ducato di Andria, al quale apparteneva Montepeloso, raggiunse il suo culmine. Si arrivò ad assalire e saccheggiare il monastero, il cui priore, Guglielmo di Barjac, dovette fuggire coi suoi monaci. Egli si appellò a papa Gregorio XI (1370-1378), che ordinò al duca di Andria la ricostruzione del convento. Per tutta risposta il De' Bagli attaccò e distrusse anche quello di Irsi, dove si era rifugiato il priore, che fu condotto prigioniero ad Andria. Riuscì ad evaderne per rifugiarsi ad Avignone, alla corte papale. Francesco De' Bagli fu scomunicato e condannato a restituire ai monaci di Santa Maria di Juso i loro beni. Ma il decreto papale non ebbe seguito. La Chaise-Dieu non aveva più i mezzi e l'autorità di un tempo. Lo Scisma d'Occidente stava scuotendo la Cristianità e i Casadeiani finirono per disinteressarsi di quella loro lontanissima dipendenza, così come delle altre italiane, che in quegli anni riacquistarono 1a loro autonomia. I1 beneficio ecclesiastico del monastero fu amministrato dalla Santa Sede fino alla metà del XV secolo, quando le due chiese della città furono riunite nel vescovato di Andria. Infine, nel 1479 papa Sisto IV (147 1-1484) ripristinò la diocesi di Montepeloso. L'odierna cattedrale, riedificata nel XVIII secolo, dell'antica costruzione del X secolo conserva il campanile, robusta torre quadrata con eleganti bifore apertevi in epoca tardogotica. Della chiesa di Santa Maria Nuova di Juso sopravvivono i ruderi, attualmente in corso di restauro. Alcuni resti scultorei dall'antico edificio monumentale sono stati reimpiegati per la costruzione del portale dell'attuale Cappella della Pietà |
| www.casa-dei.com |
|
|
| HOME PAGE |
|
|
|
Copyright 2004 - Florens Software & Campus Italia scrl - Tutti i diritti riservati |