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La Cattedrale


Scrigno di preziose opere d'arte


Pochi luoghi dell'Italia meridionale possiedono preziose opere d'arte rinascimentale come la Cattedrale di Santa Maria Assunta di Irsina. La maestosa Chiesa, distrutta e ricostruita più volte, deve il suo aspetto attuale ad un intervento del XVIII secolo, mentre il solo campanile conserva le forme romaniche nella parte inferiore e gotiche nelle bifore della parte superiore. La facciata, in stile barocco napoletano, presenta pregevoli decorazioni nel portale e richiama l'impianto interno a tre navate. La sua architettura è piuttosto insolita: nella parte posteriore ha infatti l'aspetto di una fortezza e forma un unico corpo con le antiche mura di cinta della città. Elemento originario dell'antica costruzione è la suggestiva cripta, con pianta a croce greca. L'interno è uno scrigno di tesori d'arte: vi si conservano le opere venete della preziosa collezione De Mabilia, con la splendida statua del Mantegna. La Cattedrale testimonia l'importanza della città nei secoli e, per le sue peculiarità architettoniche ed il valore delle opere conservate, rappresenta senza dubbio uno dei monumenti più significativi della Basilicata. Antichissime sono le origini di questa costruzione, che fu distrutta, come d'altronde tutto l'antico centro abitato, nel 988 dai Saraceni, e ricostruita dal principe Giovanni di Salerno. La sua esistenza è documentata da una bolla di Callisto II del 1123. Nel 1133 fu ricostruita e ampliata dopo un ulteriore saccheggio. L'attuale edificio risale alla fine del XVIII secolo, quando fu riedificato; fu poi riconsacrato dal Vescovo Mons. Lupoli il 26 settembre 1802. La maestosa Cattedrale sembra quasi invitare lo spettatore incuriosito ad inoltrarsi nei meandri d'una lontana memoria spesso resa più suggestiva dai racconti degli anziani, custodi di un'antica tradizione. La facciata, realizzata con laterizi locali, appare ricca di decorazioni nel portale e nel campanile, seppure l'insieme risulti semplice e lineare. L'elemento più antico del prospetto è il campanile, nel quale convivono due stili: di impostazione romanica la parte inferiore, più antica; di gusto tardo gotico la parte superiore, riconoscibile nelle eleganti bifore e negli archetti pensili. L'interno, in linea con le tendenze barocche, perfettamente simmetrico e a croce latina, è a tre navate divise da enormi pilastri, finemente stuccati, terminanti con absidi; il transetto ha cupola centrale. Degno di attenzione è, dietro l'altare maggiore, il coro ligneo, finemente intagliato e sormontato da un organo a canne dei primi dell'Ottocento, tuttora funzionante. Da notare anche alcune tele di scuola napoletana conservate nelle cappelle delle navate laterali. Unico elemento superstite dell'antica costruzione è la cripta, alla quale si accede da due piccole porte ai due lati del transetto, che immettono a due imponenti e simmetriche scalinate, dall'emozionante impatto visivo. Costruita in pietra locale, ha un impianto simmetrico a croce greca ed è sorretta da pilastri; nel lato verso Sud ingloba uno sperone della roccia su cui poggia l'intera costruzione che ha resistito anche ai bombardamenti del 1943; è stata usata come ossario fino all'editto napoleonico del 1804 che imponeva la costruzione dei cimiteri fuori le mura dell'abitato. Apprezzate le bellezze architettoniche, è interessante soffermarsi sull'enorme patrimonio storico e artistico che la chiesa contiene: la donazione De Mabilia, talmente pregevole da poter definire Santa Maria Assunta una sorta di museo, scrigno di meraviglie. La donazione è arrivata nel piccolo centro lucano nel 1454, tramite il presbitero e notaio Roberto De Mabilia (o De Mabilibus), originario di Irsina, che commissionò ad alcuni artisti padovani una serie di opere d'arte. La ricca donazione comprendeva, oltre alla ormai famosa statua di pietra raffigurante Sant'Eufemia di Andrea Mantegna, la scultura raffigurante la Madonna col Bambino attribuita a Nicolò Pizolo, un Crocifisso ligneo di scuola donatelliana, un fonte battesimale in breccia di Verona, tre codici miniati, un reliquiario d'argento contenente le ossa del braccio della santa, il dipinto raffigurante Santa Eufemia del Mantegna ora a Capodimonte, e un altro dipinto, la Dormitio Virginis.