La statua di Sant’Eufemia del Mantegna

Unica al mondo: la Statua di Sant´Eufemia del Mantegna

Un tesoro venuto da lontano

La statua di Sant’Eufemia scolpita da Andrea Mantegna, patrimonio di inestimabile valore, è custodita nella Cattedrale di Irsina. Essa è una rarissima testimonianza dell’attività scultorea dell’artista rinascimentale, di cui parlano le fonti. La fierezza e la dolcezza del suo sguardo danno la sensazione che il blocco in pietra di Nanto con cui è stata realizzata si muova e prenda vita. La scultura di Sant’Eufemia

La statua di Sant’Eufemia scolpita da Andrea Mantegna, patrimonio di inestimabile valore, è custodita nella Cattedrale di Irsina. Essa è una rarissima testimonianza dell’attività scultorea dell’artista rinascimentale, di cui parlano le fonti. La fierezza e la dolcezza del suo sguardo danno la sensazione che il blocco in pietra di Nanto con cui è stata realizzata si muova e prenda vita. La scultura di Sant’Eufemia di Irsina rappresenta la perfetta sintesi tra le novità rinascimentali e la compostezza classica che coesistono nell’arte del Mantegna.

Sant’Eufemia, la Grande Martire, nata da una famiglia cristiana a Calcedonia in Asia Minore, morì nel 303 martirizzata perché decisa a non rinunciare alla sua fede cristiana, durante l’ultima persecuzione dell’imperatore Diocleziano.
L’imponente statua a tutto tondo, scolpita e dipinta intorno al 1453 da Andrea Mantegna, alta m 1,72, del peso di q. 3,50 è in pietra di Nanto, località presso i monti Berici, in Veneto.
L’attribuzione dell’opera all’artista rinascimentale è stata avanzata per la prima volta, nel 1996, da Clara Gelao, direttrice della Pinacoteca di Bari, e confermata con un ampio studio del 2003. La studiosa ha riconosciuto nella scultura forti caratteri mantegneschi nell’accuratissimo panneggio e nella costruzione del volto classicheggiante, rapportabili alle tele del grande artista. Il confronto con la Santa Giustina del polittico di San Luca (ora a Brera), dipinto negli stessi anni, che mostra la Santa del tutto simile sia nell’impostazione che nei panneggi alla scultura lucana, ha aiutato la Gelao nell’attribuzione.
L’intuizione della studiosa ha trovato conferma nel poemetto in latino Vita Divae Euphemiae Virginis et Martyris di Pasquale Verrone, arcidiacono della Cattedrale di Montepeloso, edito a Napoli nel 1592. Lo scritto, ritrovato dal sacerdote Nicolino Di Pasquale e ripubblicato nel 1989, ha fornito preziose informazioni sulla donazione di Roberto De Mabilia.
La scultura fu ricollocata nel ‘700 nella bellissima cappella a lei intitolata, accanto all’altare maggiore, in fondo alla navata destra, rivestita di pregiatissimi marmi policromi, in una nicchia di marmo grigio che la distingue dallo sfondo multicolore.
In seguito alla sistemazione del XVIII secolo, la statua fu ridipinta nelle vesti e fu scalpellata nella parte superiore del capo, per consentire l’appoggio di una corona di argento, attualmente rimossa.
Rimasta nella nicchia dell’altare fino allo spostamento avvenuto nel 2006, quando è stata protagonista a Mantova della mostra per il V centenario della morte di Andrea Mantegna, oggi troneggia al centro della stessa cappella su un basamento ligneo, dove può essere ammirata in tutta la sua interezza.
La martire è raffigurata in piedi, come una statua classica, con la gamba destra lievemente avanzata, avvolta in un abito di color verde salvia e presenta sui polsi rossi una quadrettatura dorata; il vestito è accostato in vita e viene in parte celato dal bellissimo manto dorato, con un elegante panneggio dal quale si dipanano tre simmetriche e lisce pieghe che poggiano sul basamento, lasciando intravedere i piedi e le calzature finemente scolpite. Uno sguardo più attento merita la clamide dorata che, partendo dal collo della Santa fino a stringersi in vita, cade morbidamente sul corpo, lasciando intuire l’anatomia, e si annoda elegantemente sul fianco sinistro. Sul manto, sopra il petto, è ancora ben visibile una fessura che doveva contenere una spada, forse d’argento, ormai perduta, simbolo di uno dei tanti martiri subiti.
La mano sinistra regge il modellino della città di Montepeloso, di cui si distinguono le mura di cinta e i tre colli su cui è poggiata; la mano destra, invece, è inserita nelle fauci del leone che le è accanto, causa del martirio della giovane Santa.
Il volto è lievemente ruotato verso destra e accenna un tenue e misterioso sorriso, lo sguardo è attento e le labbra dischiuse, che fanno appena intravedere i denti, dando l’impressione che la Santa sia in procinto di parlare, le conferiscono una estrema naturalezza.
La parte posteriore é scolpita con una cura e una minuzia di particolari straordinari. I capelli scendono morbidamente sulle spalle con estrema leggerezza. Il leone, fiero e imponente nella parte anteriore, si fa mansueto dietro, con la coda tra le zampe, come il più docile degli animali domestici.
Lo sapevate che…
Anche il museo del Louvre ha mostrato interesse verso la scultura di Santa Eufemia del Mantegna, tanto da ospitarla in occasione della mostra del 2008 in onore del genio rinascimentale.

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